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Paolo Andrich trovato morto in un canale addio al solitario custode della laguna

Nella casa museo di Torcello il 57enne aveva ospitato attori, cantanti, artisti da ogni parte del mondo. Si indaga sulla causa della morte  

Il personaggio

Paolo Andrich, 57 anni, che gestiva la casa museo Andrich, sull’isola di Torcello, è stato ripescato senza vita ieri in tarda mattinata davanti all’imbarcadero dei vaporetti sul canale di Burano. Era morto da qualche ora. Stando a una prima ispezione cadaverica fatta dal medico che ha ufficializzato la morte. Ad accorgersi del suo corpo un pescatore di passaggio con il barchino. Sul posto vigili del fuoco e carabinieri.

Per gli investigatori dell’Arma il cadavere non presenta segni di violenza da far pensare ad una morte causata da altri. In questo momento le altre ipotesi sono al vaglio del medico legale, che verrà incaricato per eseguire l’autopsia, e degli investigatori. L’attenzione degli inquirenti si concentra su un possibile suicidio, sulla morte naturale da malore o in seguito ad incidente. Quasi sicuramente la caduta in acqua è avvenuta a Torcello e poi le correnti hanno trasportato il corpo verso Burano. Se in questo momento l’unica ipotesi scartata è quella dell’aggressione anche il possibile suicido appare inconsistente, soprattutto ascoltando gli amici con i quali aveva parlato nei giorni scorsi. Lo descrivono come il solito Paolo, pieno di idee, progetti, cose da fare nella sua isola e sempre innamorato di questo angolo di laguna. Un pezzo di Paradiso in terra.

Paolo diceva di vivere “nel più bel posto al mondo” . Viveva sull’isola di Torcello, nella casa che ha trasformato in museo e che fino al 2003 fu dello zio Lucio e della moglie Clementina De Luca. Due artisti che hanno lasciato tantissime opere d’arte che vanno dagli arazzi in seta alle sculture in vetro, dai dipinti ai mosaici.

Nato in Svizzera dopo aver frequentato l’istituto minerario di Agordo, si laurea in urbanistica allo Iuav. Paolo ha vissuto in diverse città europee. Poi alla morte dello zio, la decisione di trasferirsi a Torcello. «Qui guardando la laguna» diceva «capisci come è nata Venezia e perché è così bella».

Paolo organizzava visite e mostre esponendo parte delle 1.300 opere lasciate dallo zio Lucio. Le organizzava in mezza Europa e come spesso accade a Venezia, non riesce a farlo nella città dove Lucio ha lavorato e insegnato. Non ci riusciva, non certo per colpa sua. Era uno dei suoi crucci. Lui però ha continuato e all’attività del museo ha affiancato quella di fattoria didattica e di agricoltore.

Tra carciofi, noccioli, insalate varie, zucchine raccontava la laguna, la sua storia e l’arrivo dei fondatori di Venezia. Gli facevano visita attori da premio Oscar, cantanti, artisti e viaggiatori colti. Qualcuno si fermava pure a mangiare. Alla sera o all’alba poteva godere così lo spettacolo della “laguna della Rosa” che sempre più spesso è zona frequentata dai fenicotteri rosa. Due sedie in riva all’acqua consentono di riposare davanti ad uno dei più meravigliosi spettacoli naturali della nostra regione. È lui raccontava questo con leggerezza ma senza mai essere banale. Come lo faceva delle sue avventure in mezzo mondo e dei personaggi che aveva conosciuto. Difficilmente chi lo conosceva non rimaneva colpito del suo entusiasmo, vero e non di circostanza. Paolo dell’isola di 11 abitanti e della laguna incarnava l’anima per la capacità che aveva di capirle nel profondo delle pieghe. Collaborava con le donne di Sant’Erasmo per realizzare capi di abbigliamento e foulard ispirati alle opere dello zio e della moglie Clementina. Capi finiti anche alla Mostra del Cinema. E con questo suo impegno Paolo continuava a mantenere in vita gli antichi saperi delle isole. Dei luoghi dove nacque la bellezza di Venezia. «Non ci posso credere ci eravamo sentiti su whatsapp ieri (mercoledì ndr)» racconta l’amico Andrea Reggianini «Ci sentivamo tutti i giorni. Tutto è possibile ma di certo non si è suicidato. Dovevamo vederci domenica ed era felice perché finalmente la Soprintendenza aveva riconosciuto il valore della casa museo. E questa era stata una sua grande vittoria». —

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Pubblicato su La Nuova Venezia