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Bikers, alpini e tanti amici per l’addio a Ruggero

Piazza Castello invasa dalle moto per l’omaggio a Vettorello. Don Antonio: «Aveva una grande rete di amicizie ed esperienze»

NOALE

Il centro di Noale pieno di motociclisti. Ieri sono arrivati da tutto il Veneto e da fuori regione per l’addio a Ruggero Vettorello, il 61enne morto martedì scorso in un incidente stradale sull’autostrada A22 del Brennero. E poi c’erano i contradaioli di San Giorgio con il vessillo, paracadusti, alpini di cui lui era maresciallo, pronto ad andare in pensione da agosto. C’era tutto il suo mondo, quello che l’uomo amava e ieri, quel suo mondo, non ha lasciato solo lui e la sua famiglia.

Erano in centinaia a salutarlo e un lungo corteo di persone ha “scortato” il feretro verso la chiesa. Viste le restrizioni da Covid-19 e l’impossibilità di avere tutti i fedeli in chiesa, dal Comune hanno pensato di allestire uno schermo in piazza Castello, interdirne una parte alle auto e prevedere delle sedie per assistere alla cerimonia.

«Un uomo muore veramente» dice un familiare aprendo la funzione e ringraziando tutti della presenza «solo quando il suo nome non sarà più pronunciato. Non siate tristi, Ruggero non lo avrebbe mai voluto. È andato via mentre faceva quello che più gli piaceva, in sella alla sua moto, andando da suo figlio tra le sue amate montagne».

Infatti, una settimana fa, a metà pomeriggio, Vettorello stava percorrendo l’autostrada in direzione Brennero e ha urtato un camion in coda, cadendo sull’asfalto e perdendo la vita all’istante. Noale aveva accolto Ruggero nel 2006, anno in cui sposò Renza in municipio. Amava definirsi “poeta, zingaro e soldato di ventura” e in passato aveva partecipato a missioni in Somalia, Mozambico, Kosovo, Afghanistan. E poi in tanti luoghi teatro di catastrofi e nelle operazioni di lotta al terrorismo in Italia.

«Sono stato molto colpito» dice il parroco di Noale don Antonio Mensi durante l’omelia «dalla rete di amicizie che si sono manifestate vicine e solidali con la famiglia. E sono stato colpito dall’ampio ventaglio di esperienze, non di poco conto, vissute da Ruggero. Esperienze dove servivano coraggio, competenza, cuore e amore che si prende cura di tante altre persone in modo responsabile».

Per tutti, il 61enne era una persona straordinaria, uno che in ogni circostanza, anche la più difficile, ti sapeva dare sostegno morale. Ma dopo il lungo serpentone al termine del rito funebre a omaggiare il feretro con un bacio alla bara e il segno della croce, si è capito che Ruggero, per molti, non morirà mai. —

Alessandro Ragazzo

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Pubblicato su La Nuova Venezia