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Parrucchiere morto per overdose a Pianiga, indagato anche un amico

Un 30enne racconta l’ultima serata trascorsa con il parrucchiere Alberto Valotto, un festino a base di sesso e droga

PIANIGA. La cocaina tagliata male dietro alla morte per overdose di Alberto Valotto. A fornirla, un 29enne di Oriago con precedenti di spaccio, che risulta ora indagato per omicidio colposo. Spuntano nuovi, cruciali dettagli sulla morte del 31enne parrucchiere di Pianiga, titolare del “Beautiful nail hair salons” in via Noalese, trovato senza vita dal compagno la mattina del 23 marzo scorso, nella sua casa in via Patriarcato. Ora il cerchio sulla tragedia che ha coinvolto Valotto va stringendosi, grazie alla testimonianza di un amico di lunga data.

Tra gli ultimi a vedere il parrucchiere vivo, nei giorni scorsi avrebbe rivelato i dettagli di quella tragica notte in una lunga deposizione rilasciata ai carabinieri di Dolo. Veneziano, 30 anni, la sua è una confessione di dolore. Arrivata a distanza di oltre due mesi dalla vicenda perché, ammette nell’anonimato in cui preferisce rimanere, aveva «paura di finire nei guai».

Fino a questo momento, le indagini non lo avevano sfiorato. Eppure quel peso, quel senso di responsabilità nei confronti di uno dei suoi più cari amici, non l’ha mai lasciato libero. Da qui, la scelta di riunire i pezzi mancanti del puzzle.

Il racconto parte dal pomeriggio del 22 marzo. Lui, insieme a Valotto e a un altro amico, si erano dati appuntamento a casa del parrucchiere di Pianiga per un festino a base di sesso e droga. «Una serata chem-sex», spiega l’amico di lunga data di Valotto, con cui condivideva amici e frequentazioni comuni.

«Per l’appuntamento», aggiunge, «avevo portato anche del Mef, uno stupefacente più forte della cocaina ma che non dà dipendenza. In casa c’era già una discreta quantità di cocaina». Poco dopo le 20, i tre vengono raggiunti da altre due persone. Tra loro, il 29enne di Oriago il quale – così continua il racconto – ha con sé dell’altra cocaina. Dopo lo scambio di soldi, la droga, una ventina di grammi, però appare all’occhio “altamente tagliata”: insomma, uno stupefacente di pessima qualità.

Ad accorgersene è lo stesso amico di Valotto, elemento questo che sarebbe stato confermato anche ai militari. «Il ragazzo che l’ha portata non ha mai testato il prodotto davanti a noi. Io ho fatto il test con l’aceto e riscaldando il cucchiaino: al 70% era robaccia», spiega. Durante la serata viene però consumata la droga più di qualità, non cioè quella portata dal 29enne. Questo fino alle 3 di notte.

«Dopo aver dormito qualche ora», continua l’amico, «alle 3 mi sono svegliato per andare via. Mi sono accorto che gli ultimi due arrivati erano ormai usciti di casa. Sul tavolo, quasi solo la droga tagliata». A quel punto, un buco di diverse ore. E nel pomeriggio, la notizia della morte di Valotto: «Alberto mi aveva chiesto di rimanere, ma avevo un colloquio di lavoro. Non potevo credere alle voci. Aveva un’altissima considerazione della vita, era impegnato, ben voluto. Conosceva i suoi limiti, quando diceva stop era stop: è stato ucciso».  

Pubblicato su La Nuova Venezia