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Eroina gialla, 41enne muore in albergo è la quinta vittima dall’inizio dell’anno

Lavorava in subappalto alla Fincantieri. Mestre si conferma la capitale della droga, piazze controllate da gruppi criminali

MESTRE. Lo hanno trovato i titolari dell’albergo. I colleghi avevano avvisato di non aver visto scendere per la colazione il compagno di lavoro.

Una volta aperta la porta della stanza si sono trovati davanti l’uomo, un 41enne di Roma, morto. Hanno chiamato il Suem e il medico del 118 ha stabilito che era morto da qualche ora. Le tracce trovate nella stanza non lasciano dubbi sul fatto che sia deceduto per un’overdose da eroina, ma bisogna attendere l’autopsia per stabilirlo con precisione. Poco distante dal corpo è stato rinvenuto un cucchiaino ancora sporco di sostanza stupefacente.

L’uomo si era trasferito a Marghera da qualche mese per motivi di lavoro. Era dipendente di una ditta che opera nei subappalti all’interno di Fincantieri.

Sul posto sono arrivate le volanti della Questura. Il pm ha disposto l’autopsia. È il quinto morto per droga dall’inizio dell’anno a Venezia e provincia. L’eroina, anche quella gialla, è tornata in città come prima dell’inizio della pandemia. In questo momento a controllare i maggiori canali di approvvigionamento sono i gruppi criminali africani. Da recenti analisi della Direzione centrale per i servizi antidroga (DCSA) del ministero dell’Interno, oltre alla rotta balcanica l’eroina che arriva in Europa e, quindi, anche in Italia, segue un canale africano in cui sono coinvolti anche i cinesi.

In Veneto, e in particolare a Mestre e a Vicenza, l’eroina arriva dall’Olanda e dall’Africa per poi prosegue in parte per Bologna e Firenze.

Viaggia specialmente con le persone, in particolare con corrieri-ingoiatori. Il fatto che il traffico sia collegato agli spostamenti delle persone è confermato anche perché, in seguito ai lockdown stretti dello scorso anno, sulla piazza mestrina la droga era diminuita notevolmente tanto che gli spacciatori erano costretti a tagliare parecchio quella che riuscivano a procurarsi.

La situazione a livello regionale sta cambiando parecchio rispetto ad alcuni anni fa. Inquirenti, ma anche servizi sociali delle varie città, hanno notato come Vicenza abbia superato, nel mercato in strada, sia Padova che Verona. I tossicodipendenti del Veronese si sono spostati su Milano. Mestre rimane capitale del Nordest dell’eroina. E lo si sta vedendo in questi giorni con la riapertura delle varie zone rosse e arancioni. La presenza di “clienti” che provengono da altri comuni, ma anche da altre province, è evidente. I pusher sono presenti nelle solite aree individuate come zone dello spaccio da alcuni anni. L’unica area dove praticamente sono spariti è il parco della Bissuola. Per il resto la situazione è rimasta abbastanza uguale allo scorso anno: dalla zona della stazione ferroviaria, su entrambi i lati, via Piave e via Cappuccina, a laterali di via Aleardi, via Dante e parte di Corso del Popolo per rimanere su Mestre. Se invece si oltrepassa la ferrovia, piazzale Giovannacci, via Ulloa e le varie laterali rimangono i posti dove acquistare lo stupefacente.

Di sicuro negli ultimi mesi, in particolare i pusher di Mestre, una decina solo quelli che si ritrovano nell’area della chiesa, sono diventati più “sfacciati”.

È la conseguenza del fatto che, se pur arrestati, dopo dieci-dodici ore sono già fuori e quindi si sentono intoccabili. Viene evitato di portarli in carcere per problemi legati ai contagi da Covid-19 e il massimo che rimediano, in attesa del processo, è un divieto di dimora nel comune di Venezia. La polizia locale lo sa bene quanto sia difficile lavorare in questo periodo. L’ultimo arrestato in via Piave con 16 ovuli di cocaina dagli uomini del commissario Gianni Franzoi, era libero 12 ore dopo. —

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Pubblicato su La Nuova Venezia