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Due uomini morti in casa e nessuna violenza: il giallo dei cadaveri di Robegano

Renzo Masiero e Marco Milan abitavano in una casa del Comune. Non è omicidio, nessuna traccia di droga

ROBEGANO. Il mistero avvolge la tragedia di via XXV Aprile. Che è successo negli ultimi tre-quattro giorni in quell’appartamento a Robegano? Perché sono stati trovati morti, seppur rinvenuti in stanze diverse? Eppure elementi che possano far pensare o un omicidio o altro ancora non ce ne sono.

Si sa, invece, che due uomini, Renzo Masiero di 68 anni e Marco Milan, 48 anni sono stati scoperti cadaveri ieri mattina. Da qualche giorno non rispondevano al telefono degli uffici Sociali del Comune di Salzano e così sono state avvisate le forze dell’ordine.

Una volta aperta la porta con la normale chiave, si è scoperta la tragedia: Milan era nudo a letto, Masiero supino in cucina. Questa la scena che si è presentata davanti ai carabinieri di Noale, ai vigili del fuoco, ai responsabili del Sociale del Comune e della cooperativa Villaggio Globale di Mirano, questi ultimi rispettivamente proprietario e gestore dell’appartamento.

Con il medico legale, si è capito che il decesso è riconducibile a qualche giorno addietro. Sì, ma quando? E soprattutto, perché? È un suicidio? È un fatto naturale? Sarà l’autopsia a stabilirlo, anche per dare una svolta alle indagini. In casa, gli inquirenti non hanno trovato elementi utili a stabilire da subito il motivo della morte; nessun segno di scasso, infatti la porta è stata aperta con la chiave della serratura, violenza assente sui due corpi, niente monossido di carbonio.

Di più, perché non c’erano tracce di droga o altre tipi di stupefacenti, niente siringhe. La casa era in ordine. Che abbiano ingerito qualcosa? Sono stati trovati alcolici: forse sono stati mescolati con farmaci? La lista delle domande è piuttosto lunga e il magistrato ha chiesto di fare tutte le indagini possibili per chiarire quello che, al momento, sembra un mistero.

I due non erano parenti; abitavano assieme da qualche mese in quell’appartamento al terzo piano della palazzina a pochi passi dalla chiesa e la loro convivenza è sempre andata bene. Niente liti, niente problemi con il vicinato. Il loro passato è fatto di disagio, di un lavoro come operaio perso anni fa, di reddito di emergenza. Succede questo; il Comune è proprietario di quella casa e lo affida al Villaggio Globale per inserirvi persone con il bisogno di un inserimento sociale.

E dal municipio segnalano dei nomi. In questo caso parliamo di due disoccupati da tempo, entrambi celibi, Masiero incensurato, mentre Milan, che a fine anno avrebbe compiuto 49 anni, aveva alle spalle dei precedenti di droga e il mondo dello spaccio, oltre a reati al patrimonio. Due storie totalmente diverse ed è per questo che con i mesi si tara la convivenza tra i gli inquilini. E quella tra Masiero e Milan era filata via senza intoppi. I Servizi sociali, poi, procuravano loro pure i pasti.

Ieri è stato avvertito pure il sindaco Luciano Betteto, andato sul luogo del ritrovamento. «Non ci hanno mai dato problemi» dice «Qualche volta vedevo in giro Masiero ma nulla più. Sono affranto per quanto successo e ora aspettiamo dalle indagini per capire cos’è avvenuto».

L’assessora al Sociale Luna Vergerio prova a dare qualche elemento in più. «Li conoscevamo come utenti seguiti dal Villaggio Globale» spiega «avevano un passato difficile dal quale cercavano di uscire. Erano stati allontanati pure dalle loro famiglie e da circa un anno occupavano quell’appartamento. La cooperativa seguiva la situazione e il progetto prevede proprio che ci sia la convivenza tra i soggetti».

Dal Villaggio Globale fanno sapere che dal fine settimana Masiero e Milan non rispondevano alle chiamate degli assistenti sociali e, avendo le chiavi dell’appartamento, si è riusciti a entrare. Tra gli altri elementi da prendere in esame c’è il giorno della morte; già lo scorso fine settimana qualcuno fosse passato di lì a chiedere di loro. Una ragazza, forse la fidanzata dello stesso Milan, si era detta preoccupata per le mancate risposte al telefonino, sempre staccato. Da qui, avrebbe mandato delle persone a verificare cosa fosse successo. Ma solo l’autopsia potrà fare chiarezza. —

 

Pubblicato su La Nuova Venezia