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Omicidio Boraso, arrestato anche il complice

Mohamed Rabih, 21 anni, era con Boulaied nella casa della vittima. La collana della donna ritrovata nella sua abitazione

PORTOGRUARO

Omicidio di Marcella Boraso, arrestato ieri sera un secondo uomo: è un 21enne, Mohamed Rabih, di Portogruaro, amico del primo indagato, il 23enne reo confesso Wail Boulaied. Il movente? La sorpresa reazione della vittima alla scoperta del furto di una collana dalla camera da letto, trovata in casa del 21enne il 16 ottobre.

L’autopsia sul corpo della vittima del medico legale Antonello Cirnelli, aveva fatto intuire la presenza di una seconda persona sulla scena dell’omicidio, avvenuto il 21 luglio scorso in via Croce Rossa nella casa di lei. Il professionista lo aveva intuito anche dalle ferite sul braccio di Marcella, provocate da una seconda persona che si trovava in casa. I carabinieri, prima che Baoulaied vuotasse il sacco in lacrime questa settimana, sapevano che c’era un secondo uomo sulla scena del delitto ai danni della 59enne nativa di Padova e vissuta a Udine.

In preda a psicofarmaci e alcol sono accusati di essersi accaniti contro la donna, che è stata prima seviziata con il coltello sul volto, poi finita con il martello in bagno. Tutti i tasselli sembrano perfettamente in ordine. Ieri pomeriggio su ordine di esecuzione disposto dalla Procura della Repubblica del Tribunale di Pordenone, i carabinieri del Nucleo Investigativo di Venezia e della Compagnia di Portogruaro hanno eseguito il nuovo provvedimento di custodia cautelare in carcere emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Pordenone, Rodolfo Piccin, nei confronti di Mohammed Rabih. È accusato di concorso in omicidio con Wail Boulaied (che è in carcere a Venezia). Le indagini del Pm Carmelo Barbaro avevano fatto immediatamente emergere la responsabilità di Boulaied nei cui confronti veniva, dopo poche ore dal fatto, disposto il fermo per omicidio e incendio.

Un rogo scoperto quasi casualmente dai vigili dei fuoco, chiamati sul posto non tanto per il fumo, quanto per il cattivo odore avvertito da altri condomini. La combustione era stata silente e probabilmente era stato il maldestro tentativo di nascondere le tracce dell’omicidio.

Prima di essere prelevato Wail, inchiodato dal sangue di Marcella su una sua maglietta, ha assistito alle prime operazioni di spegnimento: in diversi avevano notato la sua presenza sulla strada. Gli sforzi successivi si sono concentrati su Rabih. Fondamentale, ai fini dell’emissione della misura cautelare è risultato il recupero, avvenuto il 22 settembre scorso, di un sacchetto contenente il martello, che era stato gettato all’interno di un canale che scorre vicino all’abitazione della vittima e anche dei guanti in lattice indossati dagli accusati nel tentativo di ripulire la scena del crimine. Infine, dalla collana rapinata alla vittima e trovata nell’abitazione di Mohamed Rabih. Importante anche il contributo del RIS di Parma negli accertamenti tecnici disposti dal Pm in merito alla ricostruzione della dinamica. A chiudere il cerchio la confessione di Boulaied. Rabih è stata accompagnato in carcere a Pordenone. —

Rosario Padovano

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Pubblicato su La Nuova Venezia