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Era sparito da casa il 30 ottobre il cadavere trovato nel Dese

Ca’ Noghera: operai impegnati nella manutenzione degli argini vedono il corpo e danno l’allarme Stefano Bonamigo, 44 anni, al momento della scomparsa da Mogliano indossava gli stessi abiti

A scorgere il corpo galleggiare nell’acqua del Dese, intorno alle 10 di ieri mattina, sono stati degli operai impegnati nella manutenzione degli argini in un tratto in cui il fiume scorre a ridosso del terreno di proprietà del Country Club a poche centinaia di metri dalla Triestina. Siamo a Ca’ Noghera. Il cadavere era a ridosso di un piccolo pontile. Scattato l’allarme, sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco, gli agenti delle volanti e successivamente i loro colleghi della Scientifica e della Mobile. Addosso al cadavere non c’erano documenti. Ma da elementi raccolti dagli investigatori si dovrebbe trattare del corpo di un 44enne scomparso da Mogliano il 30 ottobre scorso.

Il cadavere ripescato, in avanzato stato di decomposizione, indossava jeans, una maglietta e un giubbetto. Appartiene ad un uomo alto all’incirca un metro e ottanta. Sulla testa il medico legale, intervenuto per il sopralluogo sulla salma, ha riscontrato alcune contusioni che secondo lo stesso specialista sono compatibili con colpi ricevuti sbattendo contro degli oggetti, quando il corpo era già in acqua.

Sulla salma il pm non ha ancora deciso se far svolgere l’autopsia. Il medico legale ha ora il compito di identificarlo attraverso le impronte digitali. Anche se non c’è certezza gli investigatori sono propensi a credere che si tratti di un uomo scomparso da casa, a Mogliano, il 30 di ottobre. Si tratta di Stefano Bonamigo. Il 44enne moglianese è uscito a piedi dalla casa dove risiede con i suoi genitori, in via Vanzo, e non vi ha fatto più ritorno. Indossava una giacca a vento, jeans e mocassini, è alto un metro e ottanta. Stefano Bonamigo è seguito da tempo dal centro di salute mentale, dove si sottopone a una cura farmacologica quotidiana. In passato Bonamigo aveva tentato il suicidio: nel 1999 si gettò nel fiume Zero.

Il suo progressivo isolamento ebbe inizio dopo una scioccante esperienza al servizio militare, dove sarebbe stato vittima di pesanti umiliazioni e atti di nonnismo. Negli ultimi tempi pare che le sue condizioni si siano aggravate per effetto di un cambio di cura, che gli aveva provocato allucinazioni uditive, hanno riferito i genitori agli inquirenti. Dopo la scomparsa le ricerche si erano concentrate lungo il fiume Zero che scorre a poche centinaia di metri da casa sua.

Pubblicato su La Nuova Venezia