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Schiacciato da mille chili, muore a 49 anni

Michele Cacco, operaio alla fonderia Flag, è stato travolto senza scampo dalla porta in ferro di un forno industriale 

MARCON

Era l’ultima fatica prima della meritata pausa pranzo. A un amico aveva detto di aspettare solo pochi istanti perché si sarebbe aggregato al gruppo per mangiare qualcosa assieme. Invece una porta in ferro del forno industriale da oltre una tonnellata lo ha schiacciato, togliendogli la vita all’istante.

Tragedia sul lavoro ieri poco dopo le 12 alla fonderia Flag di via Mattei 4 a Marcon, dov’è morto Michele Cacco, 49enne di Marghera che in passato aveva abitato anche a Casale sul Sile, nel Trevigiano. L’uomo stava facendo della manutenzione specializzata ed era considerato un esperto della materia, avendo fatto questo mestiere per tanti anni. A nulla sono valsi i tentativi di salvare l’uomo; quando sul posto sono arrivati i medici del Suem, i tecnici dello Spisal dell’Usl 3-Serenissima e vigili del fuoco, per Cacco non c’erano più speranze di salvarlo. Il decesso è avvenuto per lo schiacciamento degli organi vitali.

In fabbrica sono arrivati anche i carabinieri. L’episodio si è consumato proprio nel reparto di manutenzione dove lavora una manciata di dipendenti sulla novantina in organico.

Cacco era montato in servizio alle 6, come altri suoi colleghi, e alle 14 avrebbe terminato. Invece qualcosa non ha funzionato e si è trovato addosso la porta, di un metro e mezzo per un metro e mezzo. In pratica non c’è stato nulla da fare. Cacco aveva lavorato per molti anni alla Flag prima di fare un’esperienza in un’altra azienda per poi ritornare a Marcon solo pochi mesi fa.

Dai suoi amici e colleghi, distrutti per quanto successo, era considerato un valido operaio, esperto, che sapeva bene come e cosa doveva fare. Cos’è successo? Gli inquirenti stanno cercando di capire se quella manovra fosse stata fatta in regola, se dovesse essere aiutato da qualcuno o se si vi siano altri elementi che abbiamo portato alla sua morte.

Non appena saputo quanto successo, gli altri operai si sono ritrovati all’esterno della fabbrica: chi inconsolabile in lacrime, chi incredulo per quanto successo: più d’uno ci aveva parlato solo pochi istanti prima.

Intanto torna a galla la questione sicurezza nelle fabbriche. Ieri Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm Uil hanno redatto un comunicato, proclamando altre quattro ore di sciopero per dire basta agli incidenti sul lavoro, che vanno ad aggiungersi sempre alle altre quattro previste per oggi per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici. «Una serie inaccettabile di incidenti» si legge nella nota «che dobbiamo fermare imponendo alle aziende l’applicazione rigorosa di quanto previsto dalle norme sulla sicurezza. In questo paese non si può continuare a morire sul lavoro. L’emergenza sanitaria non deve in nessun caso distogliere l’attenzione delle imprese dalle ordinarie procedure, mettendo a repentaglio la vita di chi opera al loro interno. Disgrazie come quella accaduta oggi alla vigilia dello sciopero per il rinnovo del contratto nazionale fanno emergere le criticità legate ai temi della sicurezza di operai e impiegati». Appena saputa la tragedia, alla Flag sono giunti anche i parenti più stretti. I rilievi all’interno dello stabilimento sono proseguiti per gran parte del pomeriggio. —

Pubblicato su La Nuova Venezia