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Luca annegato in laguna Processo riaperto dopo ventotto anni

la storia

Da quasi trent’anni chiede giustizia per suo figlio. Adesso, dopo nove anni di attesa, la Cassazione ha deciso che quel processo va riaperto. Per far luce su una vicenda dolorosa e dai contorni ancora poco chiari. Giampaolo Boscolo si è presentato ieri mattina davanti al Tribunale civile a Rialto, indossando la maglietta con la foto del figlio Luca. Nell’ottobre del 1992 aveva soltanto 14 anni quando il barchino dove si trovava con il fratello veniva investito da un altro motoscafo. Luca aveva battuto la testa ed era annegato in un metro d’acqua, aveva stabilito allora l’autopsia. Disperazione in casa Boscolo e in tutta Sacca Fisola, il quartiere dove la famiglia viveva. «Perché nessuno si è tuffato per aiutarlo? Non serviva essere bravi a nuotare», ricorda il padre Giampaolo, «noi ora chiediamo sia fatta giustizia». Nei processi penali gli investitori erano stati assolti. Così il fascicolo era finito al Civile, per stabilire l’entità dei risarcimenti. E da qui ieri è ripartito. A 28 anni dall’incidente, nove anni dopo l’assoluzione che la famiglia Boscolo non vuole accettare. Insieme al padre di Luca ieri hanno presenziato alla prima udienza l’avvocato Fabio Liberatore e Aldo Memo, amico di famiglia che ha dato vita insieme a Giampaolo Boscolo, a un comitato «per Luca». La sua scomparsa aveva destato grande emozione in città. «Da allora», dice Giampaolo, «aspettiamo giustizia». —

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Pubblicato su La Nuova Venezia