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Venezia dà l'addio a Basaldella, raccontò la Giudecca e la festa del bòcolo

Aveva 90 anni e viveva da solo, era innamorato della sua isola: era uno storico e scrittore

VENEZIA. Ha trascorso la sua vita a raccontare Venezia e la sua Giudecca. È mancato mercoledì lo storico e scrittore di origine giudecchina Francesco Basaldella, 90 anni, da qualche anno residente vicino a Campo San Luca.

Viveva da solo ed era innamorato della sua isola. È tra i primi ad aver scritto testi sulla Giudecca che ha continuato a seguire anche se ormai abitava nella città storica. Nel 2014, a 86 anni, aveva partecipato alla manifestazione per non vendere Villa Heriot raccontando di quando suo padre faceva il gondoliere proprio di quella famiglia.

I suoi genitori furono al servizio anche del Conte Volpi, suo padre sempre in veste di gondoliere personale dell’imprenditore. 

È stato lui a raccontare la sua isola in testi come “Giudecca, fatti di cronaca” , possente tomo di cultura giudecchina, dedicato all’isola nella quale ha risieduto, edito da Filippi, la casa editrice che ha dato memoria di tanti aspetti della vita cittadina valorizzando gli studiosi che vi si sono dedicati.

Basaldella è morto a novant’anni di età, compiuti pochi giorni fa, dopo rapida malattia. Tra i suoi lavori più specifici, autoediti con investimento personale e fortissima passione letteraria, un volume dedicato a “Palazzo Sanudo” , l’ospedale inglese della Giudecca, al “Giardino Eden” di Villa delle Rose, a “Quando a Venezia il ghetto si chiamava Giudecca”, a “Stucky, memoria di un mito”, documentatissimi e con ricco apparato fotografico, iconografico e documentale. Le sue pubblicazioni più importanti sono ospitate alla British Library di Londra e alla Biblioteque Nationale de Paris, oltre che alla Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia e altre sedi veneziane.

A lui si deve anche una edizione su “La festa del bòcolo nella leggenda e della poesia” sulla ricorrenza del 25 aprile, festa di San Marco e festa degli innamorati, quando alle donne viene regalata una rosa rossa in memoria di Maria, figlia del doge Orso Partecipazio. Di lui rimangono le descrizioni di una Giudecca che non c’è più e che rivive nei suoi testi come racconta in “Cronaca e storia della Giudecca. L’isola perfetta” . —

 

Pubblicato su La Nuova Venezia