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Venezia, coltellate in piazzale Santa Lucia: facchino uccide un giovane

Omicidio nel piazzale della stazione: la vittima è un giovane italiano con origini marocchine. Forse una lite alla base dell'accoltellamento

VENEZIA. Omicidio nel piazzale della stazione Santa Lucia intorno alle 21, la lite che ha visto protagonisti un "portabagagli" del Bangladesh e un magrebino di seconda generazione (nato nel nostro Paese 29 anni fa e italiano a tutti gli effetti), Samir Gouaem, è degenerata in dramma nel momento in cui uno dei contendenti, il bangladese Musharraf Hussain, 36 anni, ha estratto un coltello e ha colpito con fendenti precisi: devastanti quelli al polmone e al cuore.

La scena si è consumata davanti ad alcuni testimoni che hanno dato l'allarme e chiamato i soccorsi. L'aggressore, il "portabagagli", è riuscito a fuggire mentre nel giro di pochi minuti la vittima è stata raccolta dai medici e dagli operatori del Suem. Il ragazzo italiano però, in conseguenza delle gravi ferite riportate, è morto intorno alle 22.15 e la sua salma è stata coperta da un lenzuolo.

Immediate le ricerche dell’aggressore: gli investigatori hanno raccolto varie testimonianze e dagli elementi emersi hanno individuato in fretta l'omicida. Preziose anche le immagini fornite dalle telecamere in zona che hanno permesso di individuare l'assassino che intorno alle 22.30 è stato catturato. Era in uno stato di agitazione molto forte e, sia pure interrogato, non è riuscito a fornire una spiegazione plausibile del gesto. È stato portato in carcere in attesa di ulteriori interrogatori.

Il tragico fatto di sangue è maturato nell'ambiente dei facchini che effettuano il servizio tra la stazione Santa Lucia e piazzale Roma. Non è ancora ben chiaro se anche la vittima svolgesse questo tipo di lavoro, anche se, da alcune testimonianze raccolte, sembrerebbe di sì. Certamente l’aggressore è un portabagagli regolare.

In un recente passato si sono verificati episodi di intolleranza verso questo servizio che ha creato parecchi malumori. Secondo alcuni dietro questo lavoro ci sarebbe un racket, nel senso che verrebbe chiesto un pizzo per svolgerlo. Fino a poco tempo fa per ottenere la licenza bastava fare domanda in Comune, che controllava i precedenti del richiedente.

Pubblicato su La Nuova Venezia