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La sentenza va eseguita no all’appello di Fincantieri

La Corte di Venezia rigetta la richiesta di sospensione riguardo il risarcimento di un milione di euro alla famiglia dell’operaio morto dopo un’agonia di 6 anni

MARGHERA. La Corte d'appello di Venezia ha rigettato la richiesta di sospensione della provvisoria esecutorietà della sentenza presentata dai difensori degli imputati coinvolti a vario titolo nella morte di Vincenzo Castellano, operaio alla Fincantieri. I giudici di secondo grado, senza entrare nel merito dell’appello, hanno rigettato la loro istanza aggiungendo un altro tassello alla vicenda giudiziaria e umana che, un mese fa, per un soffio non era sfociata nel pignoramento della Costa Diadema, la nuova e fiammante ammiraglia della Costa varata poche settimane fa.

La vicenda è quella della tragica morte di Vincenzo Castellano, lo sfortunato operaio che il 10 maggio 2002 era caduto dentro una condotta di aerazione, coperta da un telo ignifugo, precipitando per 30 metri e finendo contro uno dei motori della nave. L’uomo era rimasto invalido al 100 per 100 e, sei anni dopo, era morto.

I dodici anni di battaglie legali non si erano fatti mancare nulla: prima un procedimento penale per lesioni gravissime (con un risarcimento di 2 milioni di euro), poi annullato dalla Corte d'Appello di Venezia perché nel frattempo Vincenzo Castellano era morto. A febbraio, la sentenza con la quale il giudice Rocco Valeggia aveva condannato Fincantieri per omicidio colposo e a risarcire con 1,1 milioni di euro la famiglia Castellano.

Una sentenza della quale si sono fatti forti ieri i tre legali della parte civile - gli avvocati Francesco Diroma, Gaio Tesser e Ezio Torrella - per chiedere per l’appunto il pignoramento delle 132 mila tonnellate di stazza della Costa Diadema a garanzia del risarcimento, che da parte sua Fincantieri ha sinora contestato, sostenendo di aver già liquidato 2 milioni di euro in occasione del primo processo e di essere semmai in credito. Quindi la decisione di ricorrere in appello per cercare di ottenere la sospensione della provvisoria esecutorietà della sentenza. Ma i giudici di secondo grado hanno respinto l’istanza.

A febbraio, i legali della famiglia avevano già ottenuto un precetto navale, pignorando la Regal Princess, la nave da crociera della compagnia di navigazione Carnival quasi ultimata nei cantieri della grande azienda di Monfalcone controllata dallo Stato.

Ma proprio pochi giorni fa, il Tribunale di Gorizia aveva dichiarato illegittimo l'atto, sostenendo che la nave era già stata consegnata all'armatore e, dunque, non era nella proprietà di Fincantieri, condannando così la famiglia Castellano a risarcire 13 mila euro di spese legali. Senza però demordere: così a fine ottobre i tre avvocati delle parti civili si erano presentati negli uffici del cantiere navale, puntando l'obiettivo ai 306 metri della nave.

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Pubblicato su La Nuova Venezia