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«Filippo è sempre la nostra meraviglia»

Il commosso ricordo dei genitori del calciatore di 26 anni, morto lunedì notte in un incidente stradale. Chiesa stracolma

CONCORDIA

Ciao campione. Tutta la frazione di Sindacale ha sfidato ieri la pioggia e il coronavirus per rendere omaggio a Filippo Signorin, lo studente di economia e calciatore deceduto lunedì mattina alle 3 mentre rientrava dopo aver trascorso la serata di domenica a una festa di compleanno a Fossalta e avere accompagnato la nuova fidanzata nella sua abitazione a San Michele. Impossibile evitare gli assembramenti, ma tutti i fedeli indossavano la mascherina e i volontari della diocesi di Concordia distribuivano gel igienizzante.

Un’organizzazione impeccabile da vero fuoriclasse così come era Filippo sul campo di gioco e nella vita. Bello, intelligente e ammirato non sembrava nemmeno intaccato quasi quando lo hanno rivestito. In chiesa anche il sindaco di Concordia, Claudio Odorico e il celebre pittore Menditto. Sulla bara di legno chiaro è comparso, oltre a un cesto di fiori, una maglia granata cioè il colore predominante della carriera calcistica di Signorin.

Granata come la maglia del Sindacale dove ha cominciato e granata come la maglia magica del Portogruaro, la più ambita del territorio. Quella del Porto in serie B. Il cielo si è messo a piangere. All’arrivo del feretro uno scroscio improvviso di pioggia ha tempestato il sagrato. Monsignor Natale Padovese ha preso la parola nell’omelia mettendo in evidenza che «È un momento di grande dolore per noi tutti», ha ricordato, «ci stringiamo attorno ai familiari e alla fidanzata perché questi sono lutti di tutta la comunità. Lo abbracciamo con discrezione per non invadere il composto dolore, fornendo la nostra affettuosa vicinanza per la sua morte improvvisa. Solo il pianto, forse, può esprimere i sentimenti che agitano il cuore e invocano la luce per illuminare il nostro buio. Tu ora sei nella luce e nella Verità. Aiutaci ad averne un po’ di entrambe». Alla fine è spuntato il sole e questo la dice lunga sulla premozione di monisgnor Padovese . Era la luce che invocava il monsignore. La mamma, il padre e il fratello hanno scritto un breve saluto. «Vogliamo ringraziare tutti a nome anche di Filippo. Siete stati grandiosi. Di lui non serve aggiungere nulla. Era la nostra meraviglia. Grazie infinite Filippo nostro».

Poi la lettera del fratello Tommaso. «Dirti cosa sei stato per me è un obbligo. Mi hai insegnato tutto. Tutto ciò che amo me lo hai fatto scoprire tu. Eravamo inseparabili. Sarà così per sempre. Ci sei. La mia consolazione è avere realizzato il nostro sogno: la vacanza a Madrid. Da Madrid al cielo come si dice da quelle parti. Tu sei arrivato in quel posto ancora più bello. Mi è stato dato il meglio di te. Persino il mio nome lo devo a te. Ciao Fili. Firmato, il tuo Tommaso».

Gli amici poi hanno salutato Pippo al cimitero prima dell’addio definitivo in una atmosfera certamente più intima e raccolta. E allora addio campione, in fondo è solo un arrivederci. —

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Pubblicato su La Nuova Venezia