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L’omicida: mi sono solo difeso dai colpi

Hussain avrebbe anche spiegato all’avvocato che il coltello non era suo. Scena muta davanti al giudice, arresto convalidato

Continua a tacere, ma resta in carcere Mussharraif Hussain, il portabagagli accusato di aver ucciso a coltellate - per un banale alterco - il giovane Semir Gaouem, 29 anni, giovedì sera, sul piazzale della stazione di Santa Lucia. Ieri mattina, il giudice per le indagini preliminari Massimo Vicinanza ha convalidato l’arresto dell’uomo e ne ha confermato la custodia cautelare in carcere, come richiesto dal pubblico ministero Walter Ignazitto, che contesta l’accusa di omicidio volontario e porto abusivo d’arma: il coltello a serramanico dalla affilata lama ricurva di 10 centimetri, con il quale è stato colpito a morte Semir, italiano di seconda generazione, genitori tunisini, nato a Palermo, con residenza a Ferrara, camionista disoccupato. Coltello trovato in un piccolo deposito vicino campo San Geremia - dove i porter regolari si cambiano e lasciano i carri per trasportare le valigie - insieme alla giacchina arancione da portabagagli e al tesserino di riconoscimento di Hussain, macchiato di sangue. Sangue che c’era anche sui pantaloni dell’uomo - bengalese - quando è stato fermato nella notte dagli investigatori della Polizia mentre stava facendo rientro nella sua abitazione, in viale San Marco 36, raggiunta con il bus.

Ieri, l’indagato ha nominato un legale di fiducia - l’avvocato Stern del foro di Vicenza - e si è avvalso della facoltà di non rispondere. La Polizia e la Procura sono convinte di avere prove sufficienti a carico di Mussharraif Hussain, riconosciuto come l’uomo ripreso dalle telecamere di sorveglianza della stazione mentre discute animatamente con Semir Gaouem, che da qualche tempo mangiava alla mensa della Caritas e poi trovava riparo in stazione. Nelle immagini, il giovane barcolla, probabilmente ha bevuto, litiga con il portabagagli, che poi si allontana: Samir, forse ubriaco, colpisce alle spalle l’uomo con il quale litigava con due pugni e quest’ultimo si gira, tira fuori il coltello e colpisce al petto. Un colpo al cuore letale, anche se solo nei prossimi giorni il medico legale Antonello Cirnelli effettuerà l’autopsia. La difesa, evidenzia il fatto che il coltello non fosse addosso all’indagato, che comunque ha avuto naso e zigomi rotti dai pugni ricevuti. L’uomo avrebbe spiegato al suo avvocato che si è solo difeso e di non avere mai avuto il coltello. Anche un testimone sostiene questo. Spiega l’avvocato Roberto Rigoni Stern, legale di fiducia dell’arrestato: «Ci sono ancora lati oscuri da chiarire e lo faremo al più presto quando la Procura metterà a disposizione i vari atti. Il mio cliente, da tutti descritto come una persona mite, è confuso e disperato». Ora l’indagine è giudiziaria. Ma resta il contesto, quello del trasporto bagagli: accanto agli abusivi, accanto alle cooperative di trasportatori tradizionali (come la Transbagagli) da qualche anno si è venuto a formare un gruppo di una trentina di porter bengalesi, con regolare autorizzazione comunale, che lavorano a prezzi stracciati per molti alberghi della zona. Le tensioni non mancano.(r.d.r.)

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Pubblicato su La Nuova Venezia