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Addio all’ex sindaco Casellati repubblicano amato a sinistra

Primo assessore all’Ecologia in Italia, nel 1988 guidò una giunta rossoverde Strenuo oppositore dell’idea dell’Expo, aveva della laguna una visione globale

Un uomo buono e generoso. Gentiluomo d’altri tempi, che aveva della politica una concezione alta. Di servizio e dedizione, con una grande attenzione all’ambiente. L’ex sindaco Antonio Casellati è morto l’altra sera all’Ospedale civile, dove era ricoverato da tempo, all’età di 92 anni. Una grande figura nella politica e nella società Veneziana degli ultimi decenni. Primo assessore all’Ecologìa d’Italia, nel 1971 con la giunta Longo. Primo sindaco a guidare, nel 1988, una giunta rossoverde. Che aveva al suo interno il Pci e i socialisti, ma anche i Verdi e i Repubblicani. Un uomo che ha lasciato l’impronta dell’onestà nella politica veneziana, lo ricordano i suoi collaboratori.

Alla politica si era avvicinato giovanissimo, negli anni Sessanta, con una esperienza nel partito liberale. Era stato per il Pli di Malagodi anche consigliere comunale. Si era dimesso nel 196, per fondare il gruppo laico “Democrazia 67“. Poi si era avvicinato al partito Repubblicano. Avvocato di fama, con studio a Sant’Angelo, aveva stretto un sodalizio anche umano con Bruno Visentini. Il ministro delle Finanze e segretario della Fondazione Cini allora leader del Pri lo aveva voluto con sé nell’avventura veneziana. Anni di grandi sconvolgimenti. E alla fine della giunta Laroni, voluta da Gianni De Michelis nel 1985, ecco i rossoverdi. Un mese e mezzo di tentativi andati a vuoto per eleggere un sindaco. Notti a Ca’ Farsetti passate a trattare le alleanze. Ci aveva provato anche Costante Degan, potente ministro democristiano, durato soltanto 15 giorni. Alla fine la nuova e inedita maggioranza che aveva eletto Casellati.

Due anni vissuti intensamente. Con la grande intuizione dello stop ai detersivi al fosforo. Fu lui a bandire per primo nel territorio nazionale gli additivi che avevano portato inquinamento in laguna, con la comparsa delle grandi alghe “Ulva lactuca” che asfissiavano flora e fauna. Erano gli anni dell’avvio del Mose. Grande opera a cui Casellati era fermamente contrario. Delle battaglie fra il cemento e il disinquinamento.

E gli anni dell’Expo. Il partito socialista e gli industriali volevano allora portare l’Esposizione universale in laguna. Col magnete di Tessera, la sublagunare, opere avveniristiche per trasformare Venezia in una città “moderna”. Casellati si era opposto, insieme a molti intellettuali europei e all’allora soprintendente Margherita Asso. Le sue foto con la fiaccola sulla scalinata della Salute, per festeggiare lo scampato pericolo, fecero il giro del mondo.

Aveva una cultura ambientalista, anche se non era di sinistra, Casellati. Fu il primo a intuire che la laguna si poteva governare e salvare solo in modo unitario. Perché i fiumi, l’inquinamento e le alluvioni non rispettano i confini. Primo presidente del Piano comprensoriale, nel 1977. Esperienza che durerà quasi tre anni, tracciando insieme ai migliori urbanisti dell’epoca (Luigi Scano e Vezio De Lucia) i confini di un Piano ambizioso per la salvaguardia. Mai messo in pratica e in parte ignorato con la creazione nel 1984 del grande monopolio del Consorzio Venezia Nuova e del Mose. Casellati era sindaco in quell’agosto del 1989 quando sulla spinta anche di molti suoi assessori si fece in piazza San Marco il grande concerto dei Pink Floyd. La gestione fu affidata al suo vice Cesare De Piccoli. Un concerto memorabile, anche se venne allora assunto a simbolo dei grandi eventi che a Venezia non si possono fare.

«Per me era tutto… un uomo colto e generoso che aiutava tutti quelli che avevano bisogno», lo ricorda commossa la moglie Paola, al suo fianco da una vita e con lui fino agli ultimi istanti la sera di domenica nel reparto di Medicina del dottor Bonanome al Civile. Casellati era riuscito ala fine degli anni Ottanta a coagulare intorno a sé le energìe migliori della politica cittadina. I Verdi di Stefano Boato, i socialisti di Mario Rigo, i repubblicani che facevano capo a Visentini. Con in prima linea Gaetano Zorzetto, assessore all’Ambiente e prosindaco di Mestre che aveva disegnato per la città di terraferma un futuro green trent’anni prima che questa parola entrasse alla moda. E poi il Pci di De Piccoli e Pellicani, un mondo di associazioni che ancora lo rimpiange. Carattere burbero, poco incline alla mondanità. Amato dai dipendenti e dai cittadini che potevano raggiungerlo in qualsiasi momento. L’avvocato con il suo loden verde non rifiutava risposte. E pensava sempre, in primo luogo, al futuro e alla sopravvivenza della sua Venezia e della sua amata laguna. Soffriva molto negli ultimi anni, dell’aggravarsi delle sue condizioni e della cecità che ormai gli impediva di leggere. Lui che studiava le cause anche di notte.

Era laico, Toni Casellati. Ma alla moglie che glielo aveva chiesto qualche giorno fa, aveva espresso il desiderio di celebrare i suoi funerali nella basilica di Frari. Dove sono sepolti Tiziano e Canova.

Il rito funebre si svolgerà sabato mattina.

Addio, sindaco Casellati. —

Pubblicato su La Nuova Venezia