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La comunità ebraica piange Amos Luzzatto chirurgo, intellettuale e uomo del dialogo

Scomparsa ieri a 92 anni una delle figure di primo piano della città, il cordoglio di chi l’ha conosciuto e apprezzato. Oggi i funerali in Ghetto 

il ricordo

Era un uomo del dialogo. Medico chirurgo, studioso ed esponente di punta della Comunità ebraica italiana. Ma sempre aperto alle altre culture e religioni. A cercare soluzioni al dramma del Medio Oriente.

Amos Luzzatto è morto ieri all’età di 92. Nato a Roma, ma veneziano da sempre con casa a Cannaregio, era persona sensibile e dalla cultura enciclopedica. Un’autorità nel campo della cultura ebraica. Sempre presente, finché la malattia non lo ha debilitato troppo negli ultimi mesi, alle cerimonie pubbliche della città, in particolare a quella del 25 Aprile in campo del Ghetto. Per celebrare la lotta al nazifascismo e la vittoria della democrazia nel giorno della Liberazione e di San Marco. Proprio in campo del Ghetto, oggi pomeriggio alle 14.30, l’ultimo saluto della sua comunità e dei suoi tre figli con le loro famiglie.

Poi il corpo sarà trasportato al cimitero ebraico di Padova, dove riposa il nonno di Amos, Dante Lathos. Una delle maggiori personalità dell’ebraismo del XX secolo. Qui la cerimonia privata dell’ultimo saluto.

«Persona di grande stile, apparteneva a una delle più antiche famiglie ebraiche arrivate nel Ghetto di Venezia», lo ricorda Riccardo Calimani, studioso di ebraismo e membro della comunità che lo conosceva da molti anni, «il suo grande sapere era accompagnato da una generosità non comune. Studioso quotato non soltanto a Venezia». La storia politica di Luzzato comincia nel partito socialista, poi nel Psiup. Infine aderisce al Pci, alla metà degli anni Settanta dopo la fine degli scissionisti del Partito socialista, insieme a Giorgio Zecchi. A dargli la tessera nella sezione del Pci di San Polo l’allora giovanissimo Massimo Cacciari, che diventerà poi sindaco della città vent’anni dopo.

«Un intellettuale di grande livello», lo ricorda il filosofo, «che si era speso con coraggio in favore del dialogo israelo-palestinese. Era certamente per lo stato di Israele, dove aveva anche vissuto in gioventù all’epoca della Seconda Guerra mondiale e delle persecuzioni. Ma anche per il dialogo con i palestinesi. Tutto il contrario di Nethanyau».

Mara Rumiz lo ricorda protagonista della settimana di incontri organizzata a Ca’ Farsetti nei giorni dei bombardamenti di Betlemme, a metà degli anni Novanta. «Il municipio era diventato allora la casa della pace e del dialogo tra le religioni», dice Rumiz, allora presidente del Consiglio comunale «Amos con tanti altri esponenti della cultura ebraica aveva accettato di partecipare a dibattiti insieme con musulmani e cristiani. Una bellissima esperienza».

Amos Luzzatto è stato per otto anni dal 1998 al 2006, presidente dell’Unione delle Comunità ebraiche italiane. «Forse l’esponente più autorevole e importante venuto dopo Tullia Zevi», dice Cacciari. In quegli anni emerge la sua impronta di uomo di sinistra. Di grande studioso e di uomo che lavora per la pace. Luzzatto era anche un bravo medico, per anni primario all’Ospedale di Dolo.

Tanti e di ogni colore i messaggi di cordoglio arrivati ieri. «Perdiamo no dei più grandi testimoni del nostro tempo», il commento del presidente del Veneto Luca Zaia. «Personalità importante, impegnata sul fronte del dialogo, contro ogni forma di odio e di razzismo», dice il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Andrea Martella. Così Gianfranco Bettin, per anni al fianco di Luzzatto nelle manifestazioni cittadine del 25 Aprile, il giorno della Liberazione: «Uno dei protagonisti più autorevoli della nostra cultura. Chi era al governo della città poteva sempre contare sui suoi preziosi consigli». «Uomo di pace, capace di denunciare ogni ingiustizia», dice il senatore veneziano del Pd Andrea Ferrazzi. —

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Pubblicato su La Nuova Venezia