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Addio a Nerone Piccolo, simbolo delle lotte operaie. Fu dato morto da L’Unità

Aveva 89 anni, quando era 19enne partecipò agli scontri della Breda. La figlia: «Quando parlava del ferimento diventava un fiume in piena»

VENEZIA. Nerone Piccolo era entrato nella leggenda delle storie operaie di Porto Marghera, all’età di 19 anni. Il 14 marzo 1950 gli operai del cantiere navale Breda, oggi la Fincantieri, senza salario da mesi, entrarono in sciopero. E la polizia sparò. All’ospedale di Mestre si parlò di decessi e la storia ha fatto il resto. La presunta morte degli operai venne riportata dalle cronache de L’Unità.

A Marghera quel giorno come giornalista del giornale comunista c’era anche Gianni Rodari. La smentita poi, pare, ci fu ma si perse mentre l’immaginario collettivo parla ancora dei morti della Breda e del corteo in Piazza San Marco aperto dai parenti degli operai che mostravano le tute imbrattate di sangue.

Con la morte 'sta volta

la tua rivolta devi pagar...

Così cantava Gualtiero Bertelli ne “La Breda”.

Ci hanno portato in corteo a piazza San Marco a protestare, mentre cadeva in un giorno ogni illusione di nuova realtà.

Nerone Piccolo e i compagni riuscirono a salvarsi. Lui ha vissuto il resto della sua vita, prima in altre aziende di Marghera, come l’Alumetal, e poi al Porto. La morte è tornata al capezzale del suo letto l’altra notte, all’età di 89 anni, dopo 70 anni di unione con la moglie Antonietta, per tutti la “mora”. Una vita da operaio passata al Macaè, oggi Altobello. Da settimane era ricoverato al centro Nazareth. Attendevamo di vederlo tornare a casa per intervistarlo.

«Se ne è andato nel sonno. Da quando era morta la mia sorella più grande si era lasciato andare», racconta la figlia Cristina. «Del ferimento davanti alla fabbrica raccontava sempre. Diventava un fiume in piena. Gianquinto (Giobatta, il più amato sindaco di Venezia, partigiano, ndr) li difese, visto che gli volevano anche addebitare le spese di ricovero in ospedale dopo il ferimento. Vennero dati per morti ma loro sopravvissero e lui è stato l’unico superstite di quel gruppo», continua a spiegare la figlia. In cucina teneva la foto che lo ritraeva con Enrico Berlinguer. Aveva conosciuto anche Gianni Pellicani.

«Le battaglie di questi lavoratori vanno ricordate», dice ancora Cristina, «loro hanno lottato per i loro diritti. Ora questo è un concetto perduto del tutto». I funerali di Nerone Piccolo si svolgeranno martedì 8 settembre alle 11 nella chiesa di Altobello, in piazzale Madonna Pellegrina. Lo piangono moglie, figli Cristina e Andrea, generi, nipoti e bisnipoti. Dopo la cerimonia, la salma sarà cremata al cimitero di Marghera. —

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Pubblicato su La Nuova Venezia