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Ucciso in moto da un Tir pirata a 49 anni Scoperto e denunciato l’autista del camion

La vittima Marco Vendramini, caporeparto a Ceggia. È finito nella corsia opposta dopo uno scontro con un’Ape

ceggia

Ucciso da un tir pirata rintracciato dalla polizia dopo certosine ricerche, muore in moto a 49 anni. La vittima è Marco Vendramini di Motta. Il tragico incidente a Majano del Friuli, in provincia di Udine, ieri mattina verso le 9.30. Marco, che approfittando delle ferie aveva deciso per un giro in moto, era il sella alla sua custom, una Suzuki, lungo la strada regionale 463, a pochi metri dall’incrocio tra via Osoppo e via Divisione Julia. Il motociclista per motivi da chiarire ha tamponato un’Ape, ferma lungo la strada, con due persone a bordo. Volando a terra è finito nella corsia opposta, dove transitava un tir, che l’ha travolto, provocandone la morte immediata: il conducente del mezzo pesante non si è fermato a soccorrere la vittima, tirando dritto. Il guidatore dell’Ape coinvolta nel sinistro e la moglie, sedutagli accanto, sono due anziani della zona, e sono rimasti illesi. Sul posto sono giunti l’elicottero del Suem, insieme alla automedica e a un’ambulanza proveniente da San Daniele del Friuli. Purtroppo però gli sforzi del personale medico sono risultati inutili. Al loro arrivo Marco, ferito mortalmente, era già esanime a terra. Il quarantanovenne era originario di Torino ma viveva a Motta di Livenza da circa una trentina d’anni. Era responsabile di reparto alla la Veneta Isolatori di Ceggia.

I familiari, informati della tragedia dagli agenti di polizia locale, si sono subito recati in Friuli. Subito è scattata la caccia al tir pirata. Le forze dell’ordine hanno perlustrato la zona per dare un volto all’autista del camion, visionando tutte le telecamere.

Alla fine, lo hanno individuato, così come il mezzo, rintracciato in uno stabilimento alle porte di Brescia. Al volante c’era un 49enne bresciano che sarà segnalato all’Autorità giudiziaria per le ipotesi di reato di omissione di soccorso e omicidio stradale. La polizia locale di Majano sta cercando di ricostruire la dinamica di quanto accaduto. Dai primi rilievi pare che il conducente del camion non avrebbe potuto evitare il dramma, essendosi trovato il corpo del motociclista sull’asfalto, lungo sua traiettoria di percorrenza. Gli agenti hanno ieri rivolto un appello all’autista, invitandolo a costituirsi entro le ventiquattro ore, evitando così ulteriori ripercussioni sul piano legale. Marco lascia gli anziani genitori Amedeo e Maria, il fratello Giancarlo, residente a Verona e l’amatissima figlia Silvia, appena diciassettenne.

Amici e parenti ieri a Motta lo hanno ricordato con grande commozione, soprattutto per la sua grande passione per la musica. «I cugini avevano una band musicale e lui non mancava mai a nessun concerto. Faceva di tutto per essere sempre presente», dice di lui la cugina Mariarosa, sotto shock per la tragedia. Marco aveva altri hobby, la pesca e la moto, che aveva scoperto circa due anni fa. È stata proprio quest’ultima, che tanto amava, ad accompagnarlo nell’ultimo giorno della sua vita. «Era un uomo bello, solare, affettuoso, che amava sentirsi libero. Una persona che nella sua riservatezza ci teneva ai legami», lo ricorda ancora Mariarosa, che, come il resto dei parenti, fatica ad accettare quanto accaduto, «aveva un cuore d’oro, aveva sempre pronto un sorriso per tutti». La tragedia ha lasciato il segno ieri in paese. Soprattutto via social, molti mottensi hanno fatto pervenire il proprio cordoglio ai familiari per quell’uomo che, nel suo riserbo, è stato in grado di rappresentare un punto di riferimento per gli altri. Per l’ultimo saluto occorrerà attende il nulla osta da parte del magistrato. —

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Pubblicato su La Nuova Venezia