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Il mascarer Ferrari stroncato dal virus mentre era in Brasile

VENEZIA

Lo conoscevano tutti. Il mascarer Ermes Ferrari era uno degli artigiani più noti in città.

Da qualche anno la sua vita si divideva tra Italia e Brasile, dove era cresciuto e dove è mancato lo scorso 25 luglio per coronavirus. Ferrari aveva un negozio di maschere al Ponte dei Dai, Prisma, che poi ha lasciato alla figlia Linda. Era affezionatissimo a Venezia dove rimaneva nei periodo estivi, eccetto l’ultima volta che, per festeggiare il primo anno della nipote Vittoria, era arrivato l’8 dicembre, facendo una sorpresa a tutti.«Era una persona sana, non fumava, era forte e in buona salute e non è mai stato in ospedale in vita sua, se non un giorno per un’infiltrazione al ginocchio», racconta la figlia Linda, «Aveva un po’ di raffreddore e pensava di aver preso un colpo d’aria, nessuno avrebbe mai pensato al virus, ma poi nel giro di pochi giorni è peggiorato e non riusciva a respirare». Ferrari non si fidava ad andare al Pronto Soccorso a San Paolo dove c’è una situazione disastrosa in termini di contagio, ma quando ha iniziato ad avere febbre e tosse non ha avuto scelta. Inizialmente pensavano potesse riprendersi, ma poi nel giro di pochi giorni è mancato. Un dolore che si somma alla recente scomparsa di una storica dipendente, Serenella Tomaello, alla quale lui era molto affezionato. Ermes era bravissimo a disegnare, come ricorda la figlia: «Faceva tantissimi volti e Jolly e decorava molto bene le maschere», racconta, «Ho ancora oggi tutti i suoi modelli, usava la carta che gli piaceva di più ed era bravissimo nel suo lavoro. Non buttava mai via niente». Ermes era un uomo allegro e amava la compagnia: «Portava sempre simpatia e sapeva fare la Caipirina meglio di tutti», ricorda la figlia, «Era una persona davvero speciale, non riesco a credere che sia mancato così”. La cremazione, come lui stesso voleva, è avvenuta in Brasile. In attesa del rientro delle ceneri giovedì alle 17 è previsto un momento di preghiera alla Basilica dei Frari per ricordarlo. —

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Pubblicato su La Nuova Venezia