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Marcella colpita alla testa anche dopo la morte

Agghiaccianti i primi risultati dell’autopsia: la donna ferita al volto da una bottiglia Oggi a Pordenone la convalida dell’arresto dell’omicida della donna 59enne

Portogruaro

Una violenza inaudita. L’autopsia eseguita ieri sera dal medico legale Antonello Cirnelli sul corpo della donna trovata morta in una casa Ater con una ferita alla testa, ha rivelato particolari tremendi sulle ultime ore di vita di Marcella Boraso, 59enne padovana residente a Portogruaro. La donna ha riportato il cranio sfondato, evidenziando un accanimento omicida che non si è fermato neppure quando la donna era probabilmente già morta nel bagno di casa. Non solo, il suo carnefice ha infierito anche con un oggetto in vetro tagliente, come una bottiglia infranta, forse un frammento di ceramica, con il quale ha colpito il naso della donna. La relazione dell’autopsia è già stata trasmessa ai carabinieri per le indagini.

Al momento tutti gli indizi condurrebbero all’uomo fermato per omicidio e incendio. Un giovane marocchino che potrebbe essere autore di questa truculenta esecuzione e responsabile della morte di Marcella Boraso 59 anni di origini padovane, trovata senza vita nel suo appartamento di via Croce Rossa a Portogruaro.

Il Pm di Pordenone Carmelo Barbaro ha disposto poco dopo il ritrovamento del cadavere il fermo di Wail Boulaieb, 23 anni cittadino marocchino, che vive nello stesso complesso Ater, come aveva precisato l’azienda, aveva abusivamente occupato un appartamento con un’altra persona dello stesso nucleo familiare. Aveva anche una denuncia per ricettazione delle attrezzature rubate ai vicini di casa. Un esposto dell’Ater era stato depositato alla Procura di Pordenone il primo di luglio. Erano stati i vicini a lanciare l’allarme al 115 poco dopo mezzogiorno del 22 luglio. Avevano notato il fumo uscire dall’appartamento numero 9. In meno di 24 le indagini hanno portato al 23enne marocchino. Si erano conosciuti al Serd e avevano entrambi problemi di tossicodipendenza. Dopo il furto di un decespugliatore i carabinieri avevano sentito la Boraso che aveva dichiarato che il ragazzo la picchiava e ogni giorno si presentava a chiederle sigarette. Pare che avesse anche le chiavi di casa dell appartamento della vittima. Per oggi è previsto l’interrogatorio di garanzia, e spetterà al tribunale di Pordenone decidere sulla convalida dell’arresto.

I vigili del fuoco hanno intanto completato il loro rapporto, attraverso i capireparti di Portogruaro e San Donà di Piave, intervenuti sul posto nella tarda mattinata di mercoledì quando sono arrivate le chiamate al 115 che segnalavano la puzza di bruciato. E a tal proposito la relazione dei pompieri fa chiarezza sulla natura dell’incendio. Il rogo c’è stato, ma non presentava caratteristiche cruente. Non è stato un incendio rovinoso, solo perché le fiamme, visto l’ambiente chiuso, non sono riuscite a propagarsi come era nell’intento chi era entrato nell’appartamento. Ha adoperato della “diavolina” per far allargare l’incendio, ma i mobili hanno resistito. Alla fine il rogo c’è stato, ma si è trattato di una combustione silente. Le pareti si sono sciolte, facendo cadere della cenere, dello stesso tipo di quello trovato sotto le suole di Wail. L’intruso evidentemente, dopo avere appiccato il fuoco, è rimasto all’interno della casa per diversi altri minuti. Infine, resta il mistero sulle chiavi di casa ancora non trovate. —

giovanni cagnassi

rosario padovano

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Pubblicato su La Nuova Venezia