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«La pistola carica e ben impugnata Azioni volontarie per sparare 3 colpi»

Così Matteo Scussat, legale della famiglia di Andrea Baldan Oggi l’autopsia. Meggiato, l’avvocato ricorre al Riesame

ORIAGO

Quanti colpi di pistola hanno colpito Andrea Baldan, da quale distanza sono stati sparati, con quale inclinazione. Ma anche se siano state le ferite ad ucciderlo o un malore fatale nella concitazione del momento.

Sono queste le risposte che la pm Alessia Tavarnesi si aspetta dall’autopsia che sarà effettuata oggi dal medico legale Claudio Terranova sul corpo dell’uomo, trafitto all’addome venerdì notte - al culmine di una lite - da almeno due proiettili sparati dalla pistola di Simone Meggiato, nuovo compagno dell’ex moglie di Baldan. Meggiato - ora in carcere con l’accusa di omicidio volontario - dice di non ricordare nulla se non di aver infilato l’arma nella cintura dei pantaloni. L’avvocata Tiziana Nordio ha nominato consulente il medico legale Alessandro Peretti.

Intanto, i tre fratelli di Andrea Baldan si sono costituiti parte offesa. «Non sono stato ancora autorizzato a visionare il fascicolo», spiega l’avvocato Matteo Scussat, «e le mie considerazioni si basano su quanto appreso dai giornali e su quanto mi è stato riferito». Una sorta di perizia balistica di parte, la sua. «Ho letto che Meggiato non voleva uccidere, che è stato un incidente, che non si capacita di come siano stati esplosi i colpi. La sua pistola è una HS, modello XDM, calibro 9 di fabbricazione croata. Tra le migliori armi semiautomatiche sul mercato, utilizzata in tutto il mondo da forze armate e di Polizia. Presenta ben tre sicure. Un ponticello impedisce che il grilletto arretri in caso di strofinamento accidentale. Per essere azionato, va premuto centralmente. La seconda, sul percussore: il grilletto va arretrato completamente esercitando una forza di circa 3 chili e mezzo, per sbloccare la sicura. Dopo lo sparo, si resetta e occorre premere il grilletto di nuovo fino in fondo. La terza, sul dorso dell'arma. Impedisce al grilletto di arretrare se la pistola non è impugnata saldamente in posizione da sparo».

«Per sparare», prosegue l’avvocato Scussat, «bisogna che il caricatore sia inserito e la pistola armata con il colpo in canna. E tre azioni volontarie: impugnare saldamente la pistola così da disinserire la sicura dorsale; puntare l'arma; premere con decisione e fino in fondo ponticello e grilletto. Mi pare, pertanto, di poter escludere che un colpo sia partito accidentalmente, men che meno nel corso di una colluttazione. La pistola spara solo se viene armata con il colpo in canna e si vuol sparare».

L’avvocato Scussat dispiega tutte le sue carte: «Leggo anche che Meggiato, quando Andrea ha suonato il campanello, non è sceso subito: il fatto che fosse un esperto nel maneggio delle armi e che abbia violato ogni regola di prudenza uscendo per strada con una pistola caricata costituisce un aggravante e dimostra volontarietà dell'azione e premeditazione». La Procura non ha sollevato aggravanti. «Ho letto anche che era spaventato: se lo fosse stato davvero, non sarebbe sceso in strada. Vedendo poi Andrea allontanarsi, non lo avrebbe avvicinato. Colluttazione? Legittima difesa? È l'esatto contrario. Se è vero che Andrea se ne stava andando e che Meggiato era armato, l'unico a doversi difendere dal pericolo attuale era Andrea. Poteva spaventare per la sua prestanza fisica, ma non si è mai reso autore di violenza. Come dimostrano le manifestazioni di stima inviate da amici, conoscenti, personalità pubbliche e gruppi sportivi, era conosciuto da tutti per l'animo buono, gentile e per la sua sensibilità. Se è andato da Meggiato è stato solo per un chiarimento franco e civile. Diversamente non avrebbe parlato con il vicino di casa e non se ne sarebbe subito andato».

Intanto la difesa di Stefano Meggiato prepara il ricorso al Riesame per chiedere gli arresti domiciliari. «Non ci sono i presupposti per il mantenimento della carcerazione», sostiene l’avvocata Nordio, «non c'è pericolo di fuga o reiterazione del reato né di inquinamento prove. È una persona incensurata che non ha mai avuto problemi con la giustizia ». —

Roberta De Rossi

Alessandro Abbadir

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Pubblicato su La Nuova Venezia