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Omicidio Vitalie Homencu Ferro: «È stato Tolomei»

Incidente probatorio ieri a Venezia per il delitto avvenuto a Chioggia nel 2013 L’uomo ha aggiunto che la banda si era resa responsabile anche di altri reati

VENEZIA. Omicidio del moldavo Vitalie Homencu, incidente probatorio ieri davanti al giudice per Walter Ferro, il principale accusatore di Gianni Tolomei, ritenuto il capo della banda che ha organizzato la rapina e poi l’omicidio del giovane moldavo. Incidente probatorio per acquisire la testimonianza del testimone che ha deciso di collaborare accusando Tolomei, ma anche di autoaccusandosi dell’assassinio avvenuto a Chioggia nel gennaio 2013. In questo modo l’accusa vuole evitare che l’uomo ritratti quanto ha fin qui raccontato. E ieri Ferro, assistito dall’avvocato Maria Rosa Cozza, ha confermato tutto anche durante il controinterrogatorio da parte dell’avvocato di Tolomei, Mauro Serpico. Ferro ha inoltre confermato che con la banda si sarebbero resi protagonisti di altri episodi di reati contro il patrimonio. Ma non essendo materia dell’incidente probatorio non li ha specificati.

«Doveva essere una rapina, un colpo alla testa con un bastone per portargli via 15 mila euro. Invece, Tolomei ha tirato fuori la pistola e ha sparato all'improvviso, a freddo, tre colpi di pistola, uccidendolo, senza che ci fosse stata alcuna reazione. Per paura, poi, l'ho aiutato a seppellire il corpo». Questa, in sintesi, la confessione di Ferro, che ha portato in manette Gianni Tolomei, arrestato dagli investigatori delle Squadre mobili di Vicenza e Venezia, coordinati dai pubblici ministeri Ignazitto e Terzo. Tolomei è accusato (come il suo complice) di omicidio premeditato, rapina, occultamento di cadavere, per la morte di Vitalie Homencu, moldavo, 33 anni, i cui resti ormai ridotti a scheletro sono stati trovati nel settembre scorso sepolti sotto mezzo metro di terra nella riserva naturale Bosco Nordio, in località Sant'Anna di Chioggia. A dire agli investigatori dove scavare, lo stesso Ferro. Per l'accusa, si è trattato di un raggiro ordito dai due italiani ai danni del giovane moldavo, sfociato nel sangue per una precisa premeditazione, di uno dei due indagati. Il giovane Homencu era arrivato all'aeroporto di Tessera il 7 gennaio 2013, con 15 mila euro per acquistare da Tolomei e il complice una Mercedes, per poi rivenderla in Moldavia. I contatti erano avvenuti attraverso dei cittadini moldavi, estranei al delitto. Poi c'erano stati scambi di telefonate tra i tre: è proprio seguendo le tracce dei cellulari (quello di Homencu spento il giorno stesso del suo arrivo, dopo aver ricevuto l'ultima telefonata della sua vita a mezzogiorno) e quello dei due indagati spenti a loro volta, ma "agganciati" nella stessa zona, che le indagini avevano subito una svolta.

C’è il sospetto che altre persone siano coinvolte in altri episodi di furti e rapine.

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Pubblicato su La Nuova Venezia