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La vita invisibile di Sanae e Bouchra L’ultimo gesto è sempre un giallo

La Procura dispone l’autopsia sul corpo delle due sorelle Prelevate le impronte per giungere al riconoscimento

venezia

La vita invisibile di due sorelle, Sanae e Bouchra El Haoudi, trascorsa nella riservatezza di casa, senza alcun contatto con il vicinato o con la comunità marocchina. Una fine su cui ancora aleggia il mistero, mentre sembra farsi sempre più strada l’ipotesi che quel tuffo fatale sia il frutto di una scelta lucida, ponderata, disperata. Conclusa mano nella mano, nelle acque gelide della laguna.

Dopo la relazione della Capitaneria di Porto, intervenuta lunedì notte tra il Lido e Punta Sabbioni insieme a vigili del fuoco e carabinieri, la Procura di Venezia ha disposto l’autopsia sulle due sorelle marocchine per risalire alle cause esatte della morte. Al tempo stesso, dalle registrazioni video delle telecamere nell’imbarcadero di Punta Sabbioni si cercherà di ricostruire gli spostamenti delle due sorelle prima che di montare a bordo del motobattello Guardi di mezzanotte e quaranta, direzione Pietà, da cui non sarebbero più scese. Dopo oltre un giorno di ricerche in cui non era stato possibile procedere al riconoscimento dei corpi, ieri le autorità sono riuscite a raggiungere i familiari in Marocco. Fondamentale il ruolo dell’ambasciata marocchina a Verona, a cui erano state inviate le impronte digitali delle due sorelle, di 39 e 43 anni, dagli investigatori della Guardia Costiera. Nelle prossime ore, dunque, i parenti voleranno a Venezia per l’ultimo saluto alle due donne.

Restano ancora troppi gli elementi che non tornano, nella vicenda. A cominciare dal perché - in un periodo in cui gli spostamenti non necessari sono vietati dall’emergenza coronavirus - si trovassero proprio a Punta Sabbioni quella notte. Le due, secondo testimonianze dell’equipaggio Actv, non erano volti noti tra i passeggeri della linea 14 ed è per questo che, uniche montate a bordo del mezzo, non sono passate inosservate. Dopo mezz’ora di navigazione da Punta Sabbioni, poi, la scoperta che entrambe erano scomparse ha fatto scattare l’allarme alla centrale operativa e poi alle autorità che hanno ritrovato i corpi solo dopo due ore di ricerche, nei paraggi del Mose alla bocca di porto di San Nicolò. C’è pi la bottiglia di alcolici e i due paia di scarpe ritrovate ordinate nel retro del battello, come un atto rituale prima di compiere un gesto preciso. Un elemento, questo, che potrebbe far cadere la ricostruzione alternativa dell’incidente, con una delle due sorelle caduta in acqua e l’altra che si butta per salvarla.

Che le due vivessero una vita riservata, lo testimoniano i vicini di casa dell’appartamento in via Alleghe, a Catene. Si vedevano di rado in giro, entravano e uscivano quasi sempre agli stessi orari in quell’edificio in cui una decina di anni fa avevano preso in affitto un tetto da condividere. L’affitto era a nome di una delle due e i pagamenti delle spese condominiali erano tutti in regola, puntualissimi. «Riservate e introverse, da loro mai nessun problema», raccontano i condòmini. Il riserbo delle sorelle era anche nei confronti della comunità marocchina: «Nessuno di noi le conosceva, nemmeno di vista», le poche parole dei rappresentanti di Mestre e Marghera. Tra l’impiego in cooperative ospedaliere e il lavoro come receptionist all’hotel Canada di San Lio, Sanae non aveva mai smesso di coltivare la sua vocazione per l’arte. Proprio nel 2018 aveva partecipato al concorso internazionale di pittura, disegno, grafica e acquerello “Metropoli di Torino”.Un’ «artista autodidatta», si definiva nella presentazione della sua collezione dal titolo “Arte e filosofia” basata - secondo la sua stessa descrizione - sulla «biografia e la filosofia di ogni personaggio, tra cui Platone, Aristotele e Ipazia».

I numeri telefonici dei servizi ai quali è possibile rivolgersi per aiuto e supporto psicologico.I principali sono i seguenti: Telefono Amico 199.284.284; Telefono Azzurro 1.96.96.

Pubblicato su La Nuova Venezia